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Lingua franca essay



"Artigianato linguistico - Ponte Perugia" è un'agenzia che offre classi di lingue (italiano e lingue straniere), traduzioni, revisione di testi, creazione di materiali didattici, corsi di formazione glottodidattica, scrittura di testi pubblicitari e numerosi altri servizi di artigianato linguistico (vedi sopra, alla pagina "Corsi e servizi").

L'agenzia nasce a Perugia, nel marzo del 2015, da un'idea di Alberto Cassone, insegnante, traduttore e scrittore free-lance .

Master e Specializzazione in Didattica delle Lingue Straniere a Venezia e a Perugia, ha pubblicato alcuni articoli nel settore della didattica (http://edizionicf.univeriv/exp/46/22/ELLE/1/263 - in una rivista specializzata; https://danimarcavsitalia.wordpress - autopubblicazione su web log); ha insegnato lingua inglese e lingua italiana sia all'estero che in Italia; possiede una discreta esperienza anche nei campi della scrittura (Premio Letterario Anselmo Spiga 2014: secondo posto nella sezione "Prosa italiana"), della revisione testi e della traduzione. Esperto nella creazione di materiali didattici originali, parla italiano, inglese, ceco e francese; legge testi in italiano, inglese, ceco, francese, tedesco e danese.

Il suo sito personale, dedicato alla lingua e alla cultura italiana, è: www.italianalingua.

Insegnante madrelingua di italiano L2 (laurea conseguita presso l'Università per Stranieri di Perugia), ha insegnato Lettere nella scuola statale secondaria e Italiano per stranieri sia a bambini che ad adulti.

Ama viaggiare e conoscere culture differenti; parla francese e arabo (tunisino). Per interesse personale, ha studiato diverse altre lingue straniere, fra le quali: inglese, spagnolo, giapponese, polacco e ceco.

Michela Grasselli è esperta anche di correzione testi e di traduzioni; grazie al lavoro di mediatrice culturale svolto in Tunisia, ne conosce abbastanza bene la cultura e tiene un blog per condividere tali conoscenze con gli altri: tunisiamo.com

Nata e cresciuta a Parigi, Danièle si è laureata in Scienze umanistiche e sociali (indirizzo: Scienze del linguaggio; percorso specifico: Francese per stranieri ) presso l’Università René Descartes, Paris V - Sorbonne.

All’età di 25 anni si è trasferita in Germania, dove è sbocciata la sua passione per l’insegnamento della lingua francese agli stranieri, grazie ai corsi serali per adulti gestiti dall’Università popolare di Berlino.

Nel 1981 è venuta a vivere a Perugia, dove ha studiato lingua italiana all’Università per Stranieri e ha ripreso l’insegnamento della sua lingua materna presso istituti pubblici e privati, fra i quali citiamo: la Scuola Lingue Estere dell'Esercito, il Centro Linguistico d’Ateneo, la Scuola di Mediazione linguistica, l'Università della Terza Età, la Polyglot.

Svolge anche attività d'interpretariato e di traduzione, dall’italiano al francese.

Insegnante madrelingua di ebraico, Dana si è laureata in Comunicazione e giornalismo presso l'Università di Bar-Ilan in Israele. Insegna l'ebraico utilizzando un metodo particolare e innovativo. Ha inoltre conseguito la certificazione glottididattica DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri.

Insegnante di lingua e cultura cinese, laureata presso l'Università Cà Foscari di Venezia e specializzata presso l'Università di Lingue e Culture di Pechino, Paola insegna da diversi anni la lingua cinese - attraverso l’uso di materiali didattici da lei creati ad hoc - a bambini e adulti, presso istituti pubblici e privati, tra i quali citiamo: la Scuola Lingue Estere dell'Esercito (Perugia); il Consorzio Tutela Vini Montefalco; varie scuole elementari a Perugia.

Paola, inoltre, ha conseguito la certificazione DITALS (D idattica dell’ITA liano come L ingua S traniera) di livello avanzato presso l'Università per Stranieri di Siena e ha maturato diversi anni di esperienza nell'insegnamento dell'italiano per stranieri - lavorando in particolare con discenti di lingua e nazionalità cinese.

Infine, Paola ha maturato alcune significative esperienze professionali nel mondo dell’interpretariato e in quello della traduzione (traduce dal cinese all'italiano, dall'inglese all'italiano e dall'olandese all'italiano).

Ama confrontarsi con persone appartenenti a culture diverse e crede che la multiculturalità sia una ricchezza da coltivare.

Vienici a trovare a Perugia, in Via Alessi 80. Lo studio si trova in centro, all'angolo tra Via Alessi e Via della Viola, distante solo tre o quattro minuti a piedi dall'ultima fermata del Minimetrò ("Pincetto"). In alternativa, puoi scendere a piedi dal centro (da Piazza Matteotti, prendi Via Alessi e percorrila tutta fino all'ultimo civico in fondo) o puoi salire da Via XIV Settembre - per le scalette di Via Bonaccia o per Via delle Conce, in prossimità dell'ingresso della Galleria Kennedy.

Giovedì 1 dicembre 2016. UNA PAROLA AL MESE. Dicembre. gugliata.

Oggi il nostro Treccani edizione per la Libreria 2009 ci ha regalato, a pagina 746, la seguente parola nuova: “gugliata”.

Gugliata: la quantità di filo che s’infila ogni volta nell’ago per cucire.

Risultava sempre vincente. Avesse torto o avesse ragione; si sentisse lucido o si sentisse stanco; in qualunque dibattito, conferenza, confronto, discussione fosse presente era lui, inevitabilmente, a prevalere. O forse sarebbe più preciso dire che erano le sue ragioni. inevitabilmente, a prevalere. E più preciso e convincente, ancora, sarebbe dire che erano le sue parole. inevitabilmente, a prevalere.

Ma neanche così sarebbe abbastanza esatto. Da Leucippo a Rutherford, più di 2000 anni passati a suddividere la materia in parti sempre più piccole - ma non è con la piccolezza che la questione dell’atomo era stata risolta. La risposta al problema dei problemi era stata trovata da gente che faceva tutt’altro; gente che, purtroppo, non sapeva di averla trovata e quindi – di conseguenza – a nessuno l’aveva comunicata.

Nell’arte della retorica, è sempre passata per verità universalmente riconosciuta l’importanza di un utilizzo sapiente dei tempi del discorso. Nella scienza della materia, all’opposto, era – ma solo fino a poco tempo fa – una questione quasi esclusivamente di spazi .

Ai tempi del nostro eroe, la teoria della retorica non stava vivendo uno sviluppo costante, anche lontanamente paragonabile a quello attraversato dalla fisica; era accaduto pertanto che il primo a capire, improvvisamente, l’importanza dello spazio del discorso fosse stato proprio lui.

Come la millimetricamente esatta misura della gugliata determina la riuscita o il fallimento dell’opera del sarto, così a definire il calibro sempre vincente delle sue parole era proprio questo elemento spaziale, di qualità solo apparentemente banale. Aveva afferrato l’importanza del fatto che il discorso occupasse uno spazio ampio e allo stesso tempo vuoto. Eccone un esempio:

Giovedì 10 novembre 2016.SOGGIORNO "LINGUA E CULTURA". Un soggiorno di studio a Perugia: alloggio, classi di lingua italiana, attività culturali. Scopri l'offerta con le informazioni disponibili in questa pagina.

Mercoledì 2 novembre 2016. UNA PAROLA AL MESE. Novembre. abbaruffìo.

La parola che abbiamo imparato oggi, dal nostro Treccani - Edizione Speciale per la Libreria 2009, è: abbaruffìo (a pagina 3).

Lo chiamavano Abbaruffìo. Quando era un adolescente, il suo psichiatra - una persona colta e ironica - l'aveva liquidato dopo tre sedute, per primo nominandolo così, al contempo annunciandogli un futuro difficile.

Il suo fallito esame per prendere la patente era divenuto il racconto fantastico del suo quartiere. Quartiere che, vent'anni dopo, non aveva ancora lasciato. Lo chiamavano ancora tutti in quel modo: Abbaruffìo. E lui era ancora lontano dal riuscire a ripagare, con i miseri proventi del suo "lavoro" di musicista di strada, tutti i danni che aveva causato alle automobili e ai motorini degli abitanti della zona durante le esercitazioni di guida e in occasione di quel mitico esame.

L'unico pensiero che lo aiutasse, ogni sera, a prender sonno era la certezza che, il giorno in cui avesse terminato di pagare tutti, quel soprannome sarebbe scomparso dalle bocche, dalle memorie, da tutte le storie.

Un infausto dì, purtroppo, incontrò in strada il suo ex-psichiatra. "Carlo!" lo chiamò il professionista dal marciapiede opposto. Anche lui lo riconobbe subito, gli si avvicinò, ci scambiò quattro parole cordiali e superficiali. Lo psichiatra non gli chiese nulla della sua vita attuale, né lui vi accennò di sua propria volontà. Ma.

Ma. ripreso il suo cammino, Carlo si ricordò del pessimismo del medico nei suoi confronti; e non poté fare a meno di riflettere - per la prima volta - su qualcosa che aveva sempre silenziosamente saputo: era costui il responsabile dell'odiato soprannome. Il sangue gli salì al cervello in breve tempo; si voltò indietro e individuò, nell'ampio viale, la già distante figura del professionista, circondata da cani, gatti, piccioni. Stava dando da mangiare a quegli animali.

Carlo estrasse dalla tasca destra la sua armonica, la portò alle labbra e, in luogo delle delicate armonie grazie alle quali era in grado, ogni tanto, di sciogliere il cuore a qualche passante, decise di produrre un suono che fosse, finalmente, diretta espressione del suo sentire. La disarmonia più estrema che si fosse mai sentita nel quartiere scivolò, lentamente, fuori dalla sua armonica e, guadagnando intensità, si avvicinò a quello strano gruppetto. Colpì le orecchie del medico con violenza, poi riversò tutto il suo squilibrio acustico sulle sensibili teste degli ignari animali. I piccioni, sconvolti, attaccarono lo psichiatra, facendogli perdere l'equilibrio; i gatti, vedutolo a terra, gli lacerarono gli abiti; i cani, lanciandosi in un abbaruffìo vorticoso e letale, lo aggredirono e, in pochi minuti, lo finirono.

Nessuno riconobbe in Carlo il responsabile di quella grottesca fine; ma il suo soprannome gli rimase sempre addosso, come anche quell'eterna inquietudine.

Scriveteci le vostre parole nuove (e i vostri esercizi di scrittura creativa) qui, dalla pagina "contatti" - modulo di contatto, oppure a. artigialingue@gmail.

Sabato 15 ottobre 2016. Un viaggio musicale e letterario attraverso gli Stati Uniti d’America. Il blues della balena bianca.

"Moby Dick" e la musica: un racconto di A. Portelli. Dal programma di Radio3 (2001/2002) "Il blues della balena bianca" (in ogni puntata si leggono estratti da un romanzo e si esplorano i temi musicali e letterari a esso legati), possiamo ascoltare la puntata "Moby Dick" all'indirizzo:

https://youtuPd6a03Fa1r0 (PURTROPPO IL VIDEO E' STATO RIMOSSO PER RAGIONI DI COPYRIGHT)

Scaletta della puntata (andata in onda il 30 settembre del 2001):

Sigla di apertura: The ghost of Tom Joad - Bruce Springsteen

Hosanna! Jesus Reigns - Elder Walter Evans and Congregation

Base 2 - Shows the way to Wallington - The High Level Ranters

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Sabato 8 ottobre 2016. UNA PAROLA AL MESE. Ottobre. zonazione.

La parola che abbiamo imparato oggi, dal nostro Treccani - Edizione Speciale per la Libreria 2009, è: zonazione (a pagina 2039).

Zonazione: "il modo in cui si succedono più zone".

Per passare dal bagno alla stanza da letto, occorreva attraversare lo sgabuzzino.

Sì, mi ero innamorato di lei dopo pochi appuntamenti. Tutto in lei era perfetto, anche le sue imperfezioni. Ma non avrebbe dovuto portarmi a casa sua così in fretta: avrebbe dovuto cercare di sposarmi, prima. Forse non aveva riflettuto su quante aspettative, su quante esigenze di natura estetica, si fossero naturalmente sviluppate in me nel corso degli anni a causa della mia professione di architetto; o, magari, aveva veramente creduto che i miei discorsi sul coraggio e sull'originalità fossero sinceri al punto tale da superare quelle esigenze stesse.

La zonazione del suo appartamento era assolutamente inaccettabile. Non c'era solo quel problema dello sgabuzzino: per recarsi nello studio, ad esempio, venendo dal soggiorno, non c'era altra strada che il bagno. E per uscire sul balcone? Se eri in cucina, dovevi percorrere la stanza da letto. No, queste sue imperfezioni non erano affatto perfette; e ne fui messo in crisi.

Era, e restava, veramente, una donna amabile; ma, per il breve periodo compreso tra quella visita e la nostra separazione, ci vedemmo meno spesso, ci sorridemmo meno spesso, ci baciammo meno spesso, ci aprimmo e confessammo meno spesso. E quella mia confessione non venne mai: che l'assurda zonazione del suo appartamento fosse il motivo prima del mio raffreddamento e poi della mia decisione finale, lei non lo seppe mai. Per riuscire a dirglielo, sarei dovuto passare dal cuore alla bocca: ma, per farlo, sarebbe stato necessario attraversare il cervello.

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Lunedì 26 settembre 2016. Troppo tardi per iscriversi ai corsi di lingue straniere. So il francese e anche il cinese!

Totò (il più popolare e amato attore italiano, nato a Napoli nel 1898 e morto a Roma nel 1967) mostra la sua competenza nelle lingue straniere: conversazione in francese ("je teng una zia, ell'è vedov parce que le morrò le marì), lessico cinese ("serajevo, niccosia"), lingua inglese ("non adesso, la sto ancora studiando: tra un anno sì"). Guardalo nel video: https://youtuROLwSHUYHHg

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Martedì 13 settembre 2016. UNA PAROLA AL MESE. Settembre. abbaiamento.

Iniziando da oggi, vogliamo imparare ogni mese una parola nuova, ricorrendo al dizionario e alla "scrittura creativa". Apriamo dunque il vocabolario Treccani (edizione speciale per la libreria 2009): troviamo a pagina 2 il lemma “abbaiamento”, la cui definizione recita: un abbaiare continuo e insistente .

"L’abbaiamento mi travolse sulla via di ritorno al canile. Avevo cambiato idea e deciso di prendere un cane più piccolo, perché già dopo pochi passi mi ero reso conto che quello che avevo appena comprato era decisamente troppo grande per ambientarsi bene a casa nostra. Ma i cani non leggono nel pensiero.

Sono passati trent’anni da quel giorno, e ancora oggi mi chiedo se il loro problema con la mia prima scelta fosse stato, che si trattava del loro capo. Non lo posso sapere, e non lo posso chiedere a nessuno. Sono diventati i nostri padroni, ma non hanno imparato la nostra lingua".

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Lunedì 12 settembre 2016. Cani amanti del quieto vivere e cani in perpetuo confltto. Esiste il canibalismo?

"Cane non mangia cane", si dice in italiano. "It's a dog-eat-dog world", recita l'inglese. Sembrerebbe che le due lingue (e le due culture) non vadano d'accordo sull'esistenza o meno del "canibalismo".

In realtà, il proverbio italiano si riferisce agli uomini potenti, già arrivati, mentre la massima in lingua inglese riguarda la gente comune, che sgomita per giungere al potere, per arrivare.

Nessuna contraddizione, quindi - solo uno sguardo sul mondo, con gli occhi dei cani, sì - ma da due punti di vista differenti.

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Martedì 9 agosto 2016. Scandire, scannare, scansionare o scannerizzare? Basta che alla fine lo fai.

Vogliamo chiedere un favore a un collega: può appoggiare un foglio sullo scanner per poi. scandirlo. scannarlo. scannerizzarlo. Uhm. forse è meglio che facciamo da soli.

"Scandire" è corretto, ma non è pienamente fedele all'azione che descrive, perché esprime digitalità, quando invece il "fare una scansione" (altra forma corretta) rende pienamente l'analogicità suggerita dalla macchina, lo scanner. macchina che in verità (nella sua comunicazione con il computer) agisce in modo discreto, digitale; essa compie però un movimento continuo, analogico - e la risoluzione ormai è così alta che "scandire" (verbo che porta in sé la connotazione, per ogni italiano, della pronuncia discreta, a salti, di sillabe o parole) non è, appunto, fedele alla continuità, all'analogicità di fatto, dell'azione.

"Scansionare", non riportato dai dizionari Treccani e De Mauro, è un compromesso tra le esigenze di economia linguistica (è più rapido della soluzione ideale, "fare una scansione", e - considerando il contesto in cui si usa - la rapidità è necessaria) e di appropriatezza linguistica (mantiene un legame semplice e diretto con il sostantivo italiano “scansione”, mentre "scannerizzare" sarebbe improprio perché - in realtà - significherebbe qualcosa di simile a "trasformare in uno scanner"; in particolare, la formazione di un verbo realizzata attraverso l’aggiunta della desinenza italiana “-izzare” alla desinenza inglese “-er” – desinenza inglese a sua volta impiegata per trasformare il verbo inglese “to scan” in un sostantivo – colpisce in modo negativo l’orecchio italiano. Quest’ultima obiezione vale anche per la forma corretta ma non comune “scannerare”, mentre la forma “scannare”, anch’essa presente nei dizionari, può essere evitata perché omonima di un altro vocabolo italiano dal significato completamente diverso). Consigliamo, pertanto, "scansionare" oppure "fare una scansione".

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Martedì 2 agosto 2016. L'ascensore fonetico dell'autocompiacimento. Come dico nel mio libro.

"Mille volte ho sentito dire alla radio o in televisione: "comme je le dis dans mon livre. " ("come dico nel mio libro"). La sillaba li è pronunciata molto lunga e almeno un'ottava più alta della sillaba precedente.

Quando la stessa persona dice: ". comme c'est l'usage dans ma ville" ("come si usa nella mia città"), l'intervallo tra la sillaba ma e ville è solo di una quarta.

"Il mio libro" - l'ascensore fonetico dell'autocompiacimento".

(Tratto da Milan Kundera, Sessantaquattro parole. p. 189 - in "L'arte del romanzo", Adelphi, Milano, 1988)

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Venerdì 1 luglio 2016. Il madrelingua e il glottodidatta. Parlare bene e insegnare meglio.

Volete imparare l’inglese e desiderate a tutti i costi un insegnante madrelingua. Ma siete certi che un insegnante non madrelingua che sappia insegnare (che conosca la metodologia glottodidattica e la pedagogia generale) sia meno valido di un insegnante madrelingua privo di formazione?

(La “glottodidattica” è la didattica delle lingue) Dovete infatti sapere, che la maggior parte degli insegnanti madrelingua che vi potreste ritrovare in classe sono privi di qualsiasi formazione rilevante. Certo, un madrelingua formato sarà un insegnante generalmente migliore di un non-madrelingua altrettanto formato. Ma preferireste prendere lezioni di inglese da un ex ingegnere di Londra o da un esperto glottodidatta milanese?

Scriveteci la vostra opinione o le vostre riflessioni qui (pagina "contatti": modulo di contatto) oppure a: cassonealberto@gmail.

Mercoledì 7 giugno 2016. Il traduttese e l'italiese. Parlare male e tradurre peggio.

Il traduttese è definito da Franca Cavagnoli (traduttrice e insegnante di traduzione) come "quella varietà dell'italiano che consiste in una pigra aderenza al testo fonte" ("La voce del testo", Feltrinelli, 2012). Ad esempio, è tipica la traduzione dell'inglese damn con l'italiano "dannatamente" (o "maledettamente").

Il vocabolario Treccani, nelle sue pagine web. lo definisce come "il modo di tradurre e la lingua usata dai traduttori che cercano di imitare lo stile dell'opera originale, specialmente se narrativa, a costo di banalizzazioni e semplificazioni; anche, lo stile e il lessico adottati da scrittori che intendono rifarsi a modelli stranieri di successo".

Ma come potremmo tradurre in inglese la parola traduttese. Forse con Translatish ( che ricorderebbe lo Spanglish). oppure con Translatese. Translatian. Lo abbiamo chiesto a una comunità virtuale di esperti di traduzione (si tratta del gruppo di discussione Professional Translators and Interpreters (ProZ.com) presente sul social network LinkedIn), apprendendo che nella lingua inglese esistono diverse possibilità (non tutte ufficializzate da un dizionario): translatese, translatorese, translationese. Leggete l'inizio della discussione qui .

Ma non perdete il sonno con queste riflessioni. Perdetelo piuttosto nell'apprendere che sempre più persone, nel pianificare il loro matrimonio, ricorrono ai servigi di un wedding planner. L'ho imparato oggi, mentre giorni fa avevo appreso come fosse diventato impellente, presso alcune aggiornatissime imprese e aziende italiane, trainare il personale. Io dunque perderò il sonno di questa notte; ma prima di abbandonarmi agli incubi idiolinguistici (in fondo a questo articolo spiego che cos'è l'idiolinguistica e vi rimando a un articolo dedicato all'italiese ), vi raccomando la lettura dei seguenti eccellenti saggi sulla traduzione, i primi due scritti da autori italiani e il terzo da un inglese:

- Umberto Eco, "Dire quasi la stessa cosa" (Bompiani, 2003);

- Franca Cavagnoli, "La voce del testo" (Feltrinelli, 2012);

- Tim Parks, "Tradurre l'inglese" (Bompiani, 1997; ed. originale: Translating Style. Cassel, 1996).

Si tratta di tre esplorazioni veramente affascinanti - anche perché ricche di esempi concreti - del territorio della traduzione.

(L'idiolinguistica è una disciplina di studio di recentissimo sviluppo, avente ad oggetto di analisi le idiozie generate dall'incontro tra idiomi - in particolare tra l'idioma italiano quando in posizione di subordinazione psicologica e l'idioma inglese quando in posizione di abuso maccheronico. Vedi questoarticolo dedicato all' italiese ).

Venerdì 13 maggio 2016. L'orribile lingua tedesca. Un celebre pamphlet umoristico di Mark Twain intitolato "The Awful German Language" e dedicato a tutti gli studenti di tedesco. Leggine qui (v. sotto) il testo integrale (la prefazione è in tedesco, il testo in inglese) e scrivi a: cassonealberto@gmailla tua opinione su questa lingua (esull' apprendimento di questa lingua) . Sei d'accordo con il grande Mark Twain?

" Surely there is not another language that is so slipshod and systemless, and so slippery and elusive to the grasp. One is washed about in it, hither and thither, in the most helpless way; and when at last he thinks he has captured a rule which offers firm ground to take a rest on amid the general rage and turmoil of the ten parts of speech, he turns over the page and reads, 'Let the pupil make careful note of the following exceptions'. He runs his eye down and finds that there are more exceptions to the rule than instances of it. So overboard he goes again, to hunt for another Ararat and find another quicksand ". (Mark Twain, "The Awful German Language", Appendix D in "A Tramp Abroad", American Publishing Company, 1880).

Venerdì 6 maggio 2016. L'inglese perso in Irlanda. Da "La lingua colora il mondo" di Guy Deutscher, un passaggio che chiarisce come non esistano lingue più 'difficili da imparare' di altre.

"Sarei lieto di pesarvi la complessità totale di qualunque lingua, ma non ho idea di dove trovare una bilancia, e nessun altro ce l'ha [. ] Il fatto è che non uno dei linguisti che professano il dogma dell'uguale complessità ha mai provato a dare una definizione di complessità linguistica totale. [. ] 'Non potremmo per esempio decidere che la complessità di una lingua è definibile come la difficoltà che pone agli stranieri che la imparano?' Ma quali stranieri esattamente? Il problema è che la difficoltà di apprendere una lingua straniera dipende in maniera decisiva dalla lingua madre del discente. Se vi capita di essere norvegesi imparare lo svedese è una passeggiata [. ] se siete di lingua madre thailandese, il cinese è meno ostico dello svedese o dello spagnolo. In breve, non esiste alcun metodo chiaro per definire un criterio generale di complessità linguistica totale basato sulla difficoltà di apprendimento, poiché - come nel caso della distanza da percorrere per raggiungere una certa destinazione - tutto dipende da dove si parte. (L'inglese della nota storiella lo imparò a sue spese quando un brutto giorno si perse nelle lande remote dell'Irlanda. Dopo aver guidato per ore in cerchio percorrendo viottoli di campagna deserti, alla fine avvistò un uomo anziano che camminava sul ciglio della strada e gli chiese come tornare a Dublino. 'Se dovessi andare a Dublino - fu la risposta - non partirei da qui'). (Guy Deutscher, "La lingua colora il mondo", Bollati Boringhieri, 2016 - ed. orig. Through the Language Glass. How Words Colour your World. 2010).

Martedì 26 aprile 2016. Esilarante Estratto. Dalla serie TV di culto Fawlty Towers, grazie a YouTube, possiamo guardare e ascoltare un esilarante estratto, capace di sfruttare la comicità insita nei False Friends e in generale nelle assonanze tra lingue diverse. Il link è qui: https://www.youtubewatch?v=H-oH-TELcLE . mentre a seguire puoi leggere il testo dei dialoghi:

- Manuel!
- Sí señor?
- There - is - too - much - butter - on - those - trays.
- Qué?
- There is too much butter “on those trays”.
- No, no, no, Señor!
- What?
- Not, not 'on- those- trays'. No sir - 'uno dos tres .' Uno. dos. tres.
- No, no, no. Hay mucho burro allí !
- Qué?
- Hay. mucho. burro. allí!
- Ah, mantequilla!
- What? Qué?
- Mantequilla. Burro is. is. [ee-oo]
- What?
- Burro, burro. [ee.oo]
- Manuel, Manuel, po-por favor, momento.
- Sí, sí.
- What's the matter, Basil?
- Nothing, dear, I'm just dealing with it.
- He speak good. how do you say.
- English!
- Mantequilla. solamente. dos.
- Dos?
- Don't look at me. You're the one who's supposed to be able to speak it.
- Two pieces! Two each! Arriba, arriba.
- Sí, señor. Gracias, señor, adios .
- I don't know why you wanted to hire him, Basil.
- Because he's cheap and keen to learn, dear. And in this day and age such.
- But why did you say you could speak the language?
- I learnt classical Spanish, not the strange dialect he seems to have picked up.
- It'd be quicker to train a monkey.

Mercoledì 30 marzo 2016.Alcuni studenti di italiano hanno difficoltà a ricordarsi i nomi delle lettere dell'alfabeto italiano: come si legge la lettera "B"? Devo chiamarla "bi", oppure "be", o forse. boh? Se hai anche tu questo problema, la nostra piccola PoeSigla Didattica, letta insieme all'insegnante, ti aiuterà!

Sabato 20 febbraio 2016.Caro studente di italiano, con un poco di magia e un molto di follia, i numeri "sei" e "sette" non si confonderanno mai più nella tua mente.

Venerdì 22 gennaio 2016.Non è mai troppo presto per iniziare ad amare la propria lingua.

Venerdì 8 gennaio 2016.Un uomo scopre l'esistenza delle lingue straniere .

Mio nonno paterno era un uomo molto magro e molto basso, esattamente della stessa altezza e nato nello stesso giorno del re d'Italia Vittorio Emanuele III. Essendo così basso non avrebbe dovuto fare il servizio militare: ma quell'anno è stato abbassato il limite minimo di altezza necessaria per entrare nell'esercito, perché altrimenti nemmeno il futuro re d'Italia avrebbe potuto entrare nell'esercito. Per questo motivo mio nonno ha dovuto fare il servizio di leva.

Era muratore e tutti i suoi figli hanno dovuto fare i muratori come lui, tranne mio padre perché andava in giro a suonare la chitarra e la fisarmonica nelle feste dei paesi.

Mio nonno era il muratore di molte famiglie ricche, e anche della famiglia dei quell'occupatore di città di cui ho detto.

In casa e sul lavoro era dispotico come un re. Quando i suoi figli hanno dovuto fare il servizio militare, ha voluto diventassero tutti carabinieri benché il periodo di leva fosse più lungo, in quanto così guadagnavano dei soldi e non perdevano del tempo.

Per lui come per i suoi figli muratori i giorni di festa non contavano, lavoravano di domenica come gli altri giorni. Neanche la religione per loro contava, tranne per necessità come battesimi, matrimoni, funerali. Non solo mio nonno non leggeva i giornali, ma non credeva neanche che le notizie riportate sui giornali avessero qualche fondamento, e le considerava come favole che fanno solo perdere tempo.

Uno dei figli muratori molto presto ha litigato con mio nonno dispotico, e se n'è andato per conto suo a lavorare all'estero. è rimasto in Francia per alcuni anni, e diceva che durante quegli anni non s'era mai accorto che là si parlava francese.

Mio nonno e i suoi figli parlavano il dialetto del loro paese, ma appena fuori di casa e subito oltre il Po i dialetti erano già diversi. Quando mio zio se n'è andato di casa e s'è fermato a lavorare a Genova, ha trovato un dialetto molto diverso dal suo. E così trovava dialetti molto diversi ad ogni posto in cui si fermava, Mentone, Nizza, Digione. Riusciva però sempre a farsi capire, e allora per lui un dialetto era uguale a un altro.

A Digione viveva in un sobborgo dove c'erano molti italiani. S'è sposato e subito ha imparato le frasi necessarie per parlare in francese con sua moglie e con gli altri; e anche quello era per lui un altro dialetto.

Infatti (raccontava mio zio) dov'era la differenza se lui parlava con un francese o con un contadino della riviera? Capiva poco l'uno e poco l'altro, ma riusciva a intendersi con entrambi.

Poi è nato suo figlio. Due anni dopo è tornato a lavorare in Italia lasciando la moglie a Digione.

E solo quando è rientrato in Francia dopo altri due anni, ascoltando suo figlio e scoprendo che parlava in modo tanto diverso dal suo, cioè una lingua straniera, gli è venuto in mente un mare pieno di nebbia che non si può traversare: al di là c'è uno che ti parla e tu lo senti, ma non ci arriverai mai a farti capire, perché la tua bocca non riesce a dire le cose come stanno, e sarà sempre tutto un fraintendersi, uno sbaglio a ogni parola, nella nebbia, come vivere in alto mare, mentre gli altri però si capiscono bene e sono contenti.

Così mio zio ha scoperto l'esistenza delle lingue straniere, per primo nella nostra famiglia.

Sentire suo figlio che parlava in francese, così piccolo e già lontano mondi e mondi dal dialetto di mio nonno dispotico, è stata la più grande sorpresa della sua vita, come se si svegliasse da un sogno, e s'è messo a piangere.

(Gianni Celati, MIO ZIO SCOPRE L'ESISTENZA DELLE LINGUE STRANIERE, da Narratori delle Pianure, Milano, Feltinelli, 1985)

Sabato 26 dicembre 2015.La lingua italiana come veicolo di espressione del dolore: i dittonghi.

Non possiamo che dare ragione a Lupo Alberto: i dittonghi "discendenti" (quelli in cui la "i" o la "u" si trovano in seconda posizione: ai, oi, ei, ui, au, eu. ) rappresenterebbero un chiaro segno del fatto che Mosè lo ha acchiappato e punito per bene!

Per fortuna, esistono anche i dittonghi "ascendenti", con "i" o "u" in prima posizione: "ia", "ie", "io", "iu", "ua", "ue", "ui", "uo". Essi possono esprimere estrema gioia, causata da un trionfo ("ie"!!), oppure estrema volontà di disturbare l'adulto, manifestata da un bambino ancora in fase prelinguistica: "ue".

A parte gli scherzi e per approfondire la (vera) natura del dittongo, il sito web della Treccani dimostra come sempre di essere il migliore nel campo:
http://www.treccanienciclopedia/dittongo_(La-grammatica-italiana)/

Venerdì 20 novembre 2015.La letteratura italiana contemporanea: gioventù o tradizione?

"La divina commedia" e "I promessi sposi". Boccaccio, Petrarca, Ariosto, Leopardi, Foscolo, Alfieri. Tutti conosciamo questi titoli e autori e, correttamente, li classifichiamo - sia mentalmente che pubblicamente - come esempi ed esponenti della "letteratura italiana".

Il fatto che l'Italia, ai loro tempi - pur esistendo già come ovvia realtà geografica e come comunità linguistica e culturale d’élite - non fosse una realtà né politica né sociale, non ci frena nella nostra classificazione - ed è giusto che sia così.

Nonostante ciò, può essere interessante chiedersi se la letteratura italiana contemporanea sia elemento, espressione e coscienza di una società giovane e critica, in trasformazione, alla ricerca di orientamento e carica di passione o se, al contrario, non sia che il proseguimento di una tradizione antica, ben consolidata.

Per quanto tali questioni non possano evitare di semplificare una realtà sempre complessa e sfaccettata, possiamo provare a porre l'attenzione sulla portata umana e sociale dell'unificazione politica d'Italia e sull’aspetto "letterario" di questo cambiamento epocale.

Quando leggiamo autori come Beppe Fenoglio, Ignazio Silone, Carlo Levi, Emilio Lussu, Luigi Malerba, Dino Buzzati, Cesare Pavese, Vasco Pratolini, lo stile o i temi o entrambe le cose insieme non possono che segnalarci una rottura della continuità. L'Unità ci ha cambiato le vite, letteratura inclusa. Senza Unità non avremmo vissuto le due guerre mondiali come le abbiamo vissute, non avremmo avuto nessun Fascismo, nessuna Resistenza, nessuna Costituzione repubblicana, nessun boom economico, nessuna Tangentopoli, nessun Tommaso Buscetta e nessun Giovanni Falcone.

Quando leggiamo autori italiani contemporanei, avvertiamo una freschezza di temi e di sguardo, una freschezza che – nelle occasioni in cui l’attenzione dello scrittore è concentrata sull'Italia stessa, sulle sue città e paesi e campagne, sulle sue storie grandi e piccole, sui suoi mondi – si ritrova ad abbracciare una realtà tutt'altro che "fresca", fatta di abitudini, concezioni e scelte di vita radicate nei secoli, attraversate dall'oppressione, dall'ignoranza, dagli sforzi e da quelle sofferenze che non si possono dimenticare.

Quando Lussu ci racconta, con la sua voce giovane, semplice e disincantata, delle idiozie e delle vigliaccherie della Grande Guerra; quando Carlo Levi e Ignazio Silone ci affondano, l’uno con classe infinita e l'altro con franchezza disarmante, nella meschinità e nell'analfabetismo umano degli antichi paesini di campagna e montagna; quando con piglio leggero e moderno Fenoglio ci mostra i travagli interiori e Pratolini le tragicommedie sociali degli Italiani; quando i drammi dell'io e della gente sono oggetto dello sguardo deformante e divertito di Buzzati; allora, la forte impressione che ci rimane è quella di un cuore giovane che lotta con un cuore vecchio, che vorrebbe guardare altrove e agire altrove ma ancora non può, che non sa se lui stesso sia ancora giovane o se giovane lo sia mai stato - e che non sa di essere nuovo, diverso, unico e prezioso.

VENERDì 25 SETTEMBRE 2015.L'incantesimo del linguaggio, a difesa di una donna.

“[. ] Se poi fu la parola a persuaderla e a illuderle l’animo, neppur questo è difficile a scusarsi e a giustificarsi così: la parola è un gran dominatore, che con piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere; riesce infatti e a calmar la paura, e a eliminare il dolore, e a suscitare la gioia, e ad aumentar la pietà. E come ciò ha luogo, lo spiegherò.

Perché bisogna anche spiegarlo al giudizio degli uditori: la poesia nelle sue varie forme io la ritengo e la chiamo un discorso con metro, e chi l’ascolta è invaso da un brivido di spavento, da una compassione che strappa le lacrime, da una struggente brama di dolore, e l’anima patisce, per effetto delle parole, un suo proprio patimento, a sentir fortune e sfortune di fatti e di persone straniere. Ma via, torniamo al discorso di prima.

Dunque, gli ispirati incantesimi di parole sono apportatori di gioia, liberatori di pena. Aggiungendosi infatti, alla disposizione dell’anima, la potenza dell’incanto, questa la blandisce e persuade e trascina col suo fascino. Di fascinazione e magia si sono create due arti, consistenti in errori dell’animo e in inganni della mente.

E quanti, a quanti, quante cose fecero e fanno credere, foggiando un finto discorso! Che se tutti avessero, circa tutte le cose, delle passate ricordo, delle presenti coscienza, delle future previdenza, non di eguale efficacia sarebbe il medesimo discorso, qual è invece per quelli, che appunto non riescono né a ricordare il passato, né a meditare sul presente, né a divinare il futuro; sicché nel più dei casi, i più offrono consigliera all’anima l’impressione del momento. La quale impressione, per esser fallace ed incerta, in fallaci ed incerte fortune implica chi se ne serve.

Qual motivo ora impedisce di credere che Elena sia stata trascinata da lusinghe di parole, e così poco di sua volontà, come se fosse stata rapita con violenza? Così si constaterebbe l’imperio della persuasione, la quale, pur non avendo l’apparenza dell’ineluttabilità, ne ha tuttavia la potenza. Infatti un discorso che abbia persuaso una mente, costringe la mente che ha persuaso, e a credere nei detti, e a consentire nei fatti. Onde chi ha persuaso, in quanto ha esercitato una costrizione, è colpevole; mentre chi fu persuasa, in quanto costretta dalla forza della parola, a torto vien diffamata.

E poiché la persuasione, congiunta con la parola, riesce anche a dare all’anima l’impronta che vuole, bisogna apprendere anzitutto i ragionamenti dei meteorologi, i quali sostituendo ipotesi a ipotesi, distruggendone una, costruendone un’altra, fanno apparire agli occhi della mente l’incredibile e l’inconcepibile; in secondo luogo, i dibattiti oratorii di pubblica necessità [politici e giudiziari], nei quali un solo discorso non ispirato a verità, ma scritto con arte, suol dilettare e persuadere la folla; in terzo luogo, le schermaglie filosofiche, nelle quali si rivela anche con che rapidità l’intelligenza facilita il mutar di convinzioni dell’opinione.

C’è tra la potenza della parola e la disposizione dell’anima lo stesso rapporto che tra l’ufficio dei farmaci e la natura del corpo. Come infatti certi farmaci eliminano dal corpo certi umori, e altri, altri; e alcuni troncano la malattia, altri la vita; così anche dei discorsi, alcuni producon dolore, altri diletto, altri paura, altri ispiran coraggio agli uditori, altri infine, con qualche persuasione perversa, avvelenano l’anima e la stregano.

Ecco così spiegato che se ella fu persuasa con la parola, non fu colpevole, ma sventurata [. ]”.

(Gorgia da Lentini, 483 - 375 a.c. Encomio di Elena. estratto)

VENERDì 18 SETTEMBRE 2015.Traduzione e interpretazione.

“Translation is not a matter of words only: it is a matter of making intelligible a whole culture”.

(La traduzione non è solo una questione di parole: si tratta di rendere comprensibile un’intera cultura ).

VENERDì 11 SETTEMBRE 2015.Riparare un muro. "Buoni confini fan buoni vicini"?

"Something there is that doesn’t love a wall,

‘Stay where you are until our backs are turned!'

He only says, ‘Good fences make good neighbors.'

Something there is that doesn’t love a wall,

That wants it down.' I could say ‘Elves’ to him,

But it’s not elves exactly, and I’d rather

He says again, ‘Good fences make good neighbors' ".


Traduzione parziale, rielaborata in piccola parte, partendo da quella di Giovanni Giudici
:

e apre brecce dove anche in due si passa. [. ] voglio dire

[..] la dove è il muro, un muro non ci serve

lieto d'averlo capito così bene, lo ripete,

(From The Poetry of Robert Frost by Robert Frost, edited by Edward Connery Lathem. Copyright 1916, 1923, 1928, 1930, 1934, 1939, 1947, 1949, © 1969 by Holt Rinehart and Winston, Inc. Copyright 1936, 1942, 1944, 1945, 1947, 1948, 1951, 1953, 1954, © 1956, 1958, 1959, 1961, 1962 by Robert Frost. Copyright © 1962, 1967, 1970 by Leslie Frost Ballantine).

MARTEDì 1 SETTEMBRE 2015.Il poeta irlandese .

William Butler Yeats. “The wind among the reeds” (1899)

VENERDì 28 AGOSTO 2015. La lingua italiana è di gomma, secondo Italo Calvino.

La grande duttilità dell’italiano (questa lingua come di gomma con la quale pare di poter fare tutto quello che si vuole) ci permette di tradurre dalle altre lingue un pochino meglio di quanto non sia possibile in nessun’altra lingua.

Naturalmente è un vantaggio che ha una controparte di svantaggio quasi altrettanto grave: l’italiano è una lingua isolata, intraducibile. Una buona traduzione italiana di un libro straniero (riferendoci al campo dove tutto è più difficile: la letteratura) può conservare un qualche saporino dell’originale; un libro di scrittore italiano tradotto il meglio possibile in qualsiasi altra lingua conserva del suo sapore originale una parte molto minore, o nulla del tutto.

VENERDì 21 AGOSTO 2015. L'artigiano delle parole sa dire molto con poco.

VENERDì 14 AGOSTO 2015. Leggi sei splendide Short Stories in lingua inglese.

VENERDì 7 AGOSTO 2015. Una meravigliosa riflessione sul linguaggio:

"Quanto è sorprendente che un soffio d'aria mosso sia l'unico o almeno il miglior mezzo dei nostri pensieri e delle nostre sensazioni. Senza il suo legame incomprensibile con tutte le azioni della nostra anima, da esso così diverse, queste azioni non avrebbero potuto aver luogo, la raffinata opera di preparazione costituita dal nostro cervello sarebbe rimasta sterile, l'intera disposizione del nostro essere sarebbe incompiuta [. ] Un popolo non ha nessuna idea, per cui non a. bbia una parola; l'intuizione più viva rimane oscuro sentimento, fino a quando l'anima non trova un carattere per designarla e l'incorpora mediante la parola nella memoria, nel ricordo, nell'intelletto, anzi nell'intelletto degli uomini, nella tradizione; una ragione pura senza linguaggio sulla terra è una pura utopia. Lo stesso vale per tutte le passioni del cuore, per tutte le inclinazioni socievoli. Soltanto il linguaggio ha reso umano l'uomo, racchiudendo con una diga il flusso smisurato dei suoi affetti e dandogli con le parole un segno razionale per ricordarlo. Non è stata la lira di Anfione a costruire le città, né una bacchetta magica ha trasformato i deserti in giardini, ma l'ha fatto il linguaggio, il grande principio associativo degli uomini. Attraverso il linguaggio gli uomini si sono uniti gioiosamente e hanno stretto il vincolo dell'amore. Il linguaggio ha fondato le leggi e ha legato le stirpi; soltanto attraverso il linguaggio è divenuta possibile una storia dell'umanità in forme ereditarie del cuore e dell'anima. Ancora adesso vedo gli eroi di Omero e sento i lamenti di Ossian, anche se le ombre dei vati e dei loro eroi da lungo tempo sono scomparse dalla terra. Un soffio della bocca li ha resi immortali e riporta davanti a me le loro figure; la voce degli scomparsi risuona nelle mie orecchie: io ascolto i loro pensieri da tanto tempo ammutoliti. Tutto quello che lo spirito dell'uomo ha mai inventato, tutto quello che hanno pensato i saggi della remota antichità arriva a me soltanto attraverso il linguaggio se la Provvidenza me lo ha consentito. Attraverso il linguaggio la mia anima e il mio pensiero sono collegati all'anima e al pensiero del primo e forse anche dell'ultimo uomo pensante: in breve il linguaggio è il carattere distintivo della nostra ragione, mediante il quale soltanto essa assume figura e si propaga". (J. G. Herder, "Idee per la filosofia della storia dell'umanità ").

VENERDì 31 LUGLIO 2015. Lupo Alberto e l'evoluzione della lingua italiana.

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